Giovanni Battista Corvino
 
   
 
 
   
   
   
   
Costituzione del Battaglione Piemonte
Il capitano Renato Maiorca, aiutante Maggiore del 3° reggimento Alpini della Divisione Taurinense, che era dislocata negli stati balcanici, l’8 settembre 1943 era a Bari e nel caos generale pensò di raccogliere tutti gli alpini che si trovavano nella zona e dovevano raggiungere i loro reparti negli stati balcanici o rientravano in Italia per andare in licenza, portandoli a vivere nelle Casermette. Inizialmente gli alpini ed artiglieri alpini al mattino venivano comandati presso il porto di Bari e venivano utilizzati dagli anglo-americani per i lavori di manovalanza (carico e scarico di merci).

L’obiettivo del Capitano Maiorca era quello di cercare di creare un reparto organico per eventuali necessità.

Intanto altri alpini affluivano al Sud, provenienti dal Nord, dagli stati balcanici ed anche dalla Francia e dai Comandi Tappa venivano concentrati a Presicce (LE).

Il capitano Maiorca ritenendo, come da voci che circolavano, che la divisione “Piceno” di stanza a Bari potesse essere utilizzata per la partecipazione alla guerra di Liberazione, creò il “Reparto Esplorante Alpini”, da inserire nella Divisione Piceno, e per completare l’organico richiese ufficiali ed alpini al centro di raccolta di Presicce.

Completato l’organico il Reparto Esplorante Alpini fu trasferito ad Alberobello (BA) per iniziare il periodo di ricostituzione morale e materiale. Non fu semplice, gli alpini avevano un solo obiettivo, raggiungere le loro case, i loro cari, dopo tre anni di sacrifici e rischi non volevano più saperne di tornare a combattere. La propaganda disfattista e comunista rafforzava le loro idee ed il loro convincimento. L’opera diuturna svolta, cominciava a dare i suoi frutti, cercando di demolire i loro convincimenti, e far loro intendere che sarebbe stato necessario impegnarci per collaborare alla liberazione totale dell’Italia.

Intanto giunse l’ordine di trasferirci a Nardò (LE) e con gli altri alpini di Presicce, anch’essi trasferiti a Nardò si raggiunse una forza sufficiente a formare un Battaglione di alpini ed una batteria di artiglieria alpina.

Ma tutto il lavoro svolto cadde nel nulla, bisognava ricominciare.

Il Battaglione prese il nome prima di “Taurinense” poi di “Piemonte”, perché la maggior parte era piemontese ed il comandante Maggiore Alberto Briatore era piemontese. Il reparto però comprendeva anche alpini Molisani, Pugliesi, Lucani, terre già liberate, ed alpini abruzzesi e di tante altre Regioni Italiane.

Il lavoro fu improbo, anche la visita e le promesse del generale Berardi, Capo di Stato Maggiore, accolto molto freddamente non mutò la situazione.

Il Maggiore Briatore illustrò, alle superiori autorità militari, in una relazione, la situazione generale del reparto e che lo stato di avversione alla partecipazione attiva alla liberazione dell’Italia, non era determinata solo dallo stato di depressione morale generale, provocato dagli avvenimenti verificatisi il 25 luglio e l’8 settembre, ma anche dalla situazione venutasi a creare nel paese dalla propaganda disfattista e comunista. Per poter tentare di recuperare i valori morali e l’amore per la Patria e contare sull’apporto degli alpini, era necessario allontanare tutti coloro che manifestavano sentimenti disfattisti (ufficiali ed Alpini) i cagionevoli di salute, migliorare il vettovagliamento, far affluire materiale per equipaggiamento e soprattutto trasferire il reparto da Nardò, essendoci stati contrasti tra gli alpini ed i civili del luogo.

Il reparto infatti fu trasferito a Cisternino (BR), paese più tranquillo , che non manifestò malcontenti per la presenza degli alpini, per cui si potè riprendere con maggiore tranquillità l’opera di ricostruzione.

E’ anche da tenere presente che i reparti alpini sono di costituzione a carattere provinciale, quindi di gente avente gli stessi modi di vivere ed hanno le stesse abitudini, mentre il Battaglione Piemonte sotto questo aspetto era eterogeneo, per cui il lavoro di amalgama si presentò ancora più arduo.

Migliorò la razione viveri, affluirono materiali di equipaggiamento furono fatte delle epurazioni, trasferendo ad altri reparti i maggiori sobillatori.

Con il trascorrere dei giorni si notavano i miglioramenti, si notava il ricrearsi dello spirito di corpo e lentamente si risvegliava l’amore per la Patria prendendo in considerazione l’opportunità di dare un contributo per la liberazione del suolo italiano. Comunque molti interrogativi venivano posti, ma il più frequente era quello del rischio di doversi trovare a combattere contro i propri fratelli. Il lavoro , continuava a dare i suoi frutti , l’addestramento veniva regolarmente effettuato, si poteva parlare di un vero reparto, di disciplina, di ordine e anche di un reparto in via di amalgamento sulla via di divenire un vero reparto di alpini. Intanto il 1° Raggruppamento Motorizzato del generale Dapino, dopo i non apprezzati risultati nella battaglia di Montelungo dell’ 8 dicembre era passato nelle mani del Generale Utili e non più utilizzato, nonostante le pressioni di Utili per avere altra possibilità di altro impiego, ed altra prova.

Il fronte si era stabilizzato dividendo l’Italia in due tronconi, la linea di divisione dal Tirreno all’Adriatico passava da Anzio per Cassino per l’alto Molise (zona montagnosa delle Mainarde) per raggiungere la zona a Sud di Ortona a Mare.

Nella parte centrale dell’alto Molise si ergeva Monte Marrone, (mt. 1800), che era divenuto un formidale osservatorio di tutta la valle del Volturno e delle vie di collegamento tra la 5^ Armata USA ( operante nel settore Tirrenico) e l’8^ Armata inglese (operante nel settore Adriatico)

Più volte gli uomini della 5^ Armata avevano tentato di conquistare la vetta con manovre laterali, ma erano stati sempre respinti. Il generale Utili , facendo presente che aveva a disposizione un reparto idoneo ad operare in montagna, chiese l’affidamento dell’incarico. A Cisternino fecero visita delle commissioni anglo-americane per costatare la efficienza del reparto. Le impressioni ricavate furono favorevoli per cui, anche se con molto scetticismo, autorizzarono l’affidamento dell’operazione, ritenuta impossibile eseguirla frontalmente dal lato Sud per le sue pareti verticali, calcaree e solo con canaloni inghiaiati ed innevati.

Nella secondo quindicina di marzo venne l’ordine di trasferire il Battaglione nella valle del Volturno. Non fu semplice, non tutti erano ancora propensi, tanto che all’apparire degli automezzi per il trasferimento vi furono delle manifestazioni ostili tra alpini ed ufficiali, la notte, per timore di atti vandalici o teppistici, furono create squadre di sorveglianza con alpini più fidati.

Al mattino l’autocolonna parti regolarmente raggiungendo la valle del Volturno. Una volta entrati in zona di operazione, tornò la calma, la fiducia ed il rispetto dei superiori, tornò la concordia nel reparto, veramente era stata ricreata l’atmosfera di armonia che è sempre stata alla base delle truppe alpine.

Questa impresa, tra lo scetticismo degli anglo-americani fu eseguita, con successo, la notte del 31 marzo 1944 e la notte di Pasqua ( 9-10 aprile) la vetta fu strenuamente difesa da preponderanti forze tedesche che avevano tentato di rioccuparla.

L’azione vittoriosa della conquista di Monte Marrone il 31 marzo 1944 e la strenua difesa del 9 aprile (notte di Pasqua), consolidarono l’armonia e la compattezza del reparto e si era, finalmente, risvegliato l’amore per la Patria, per la quale , tutti erano disposti a sacrificarsi.

Queste imprese ebbero risonanza, caddero tutte le riserve degli anglo-americani, sulla opportunità della partecipazione italiana al loro fianco ed il generale Utili in un ordine del giorno disse testualmente : “italiani in piedi, questa è l’aurora di un giorno migliore”. Infatti il 1° Raggruppamento Motorizzato fu trasformato in C.I.L. (Corpo Italiano di Liberazione) ampliato nei suoi organici con inserimento di altre unità ed impiegato, non più, per la singola azione, ma con l’affidamento di un ampia zona operativa sul settore Adriatico fino al raggiungimento della linea gotica, e per i successivi successi i reparti furono ancora ampliati e trasformati in Gruppi da Combattimento, con equipaggiamento ed armamento alleato.

Si può tranquillamente affermare che le azioni su Monte Marrone ( conquista e successiva difesa) nelle quali il Battaglione Alpino “Piemonte è stato il protagonista, hanno costituito il punto di partenza per la ricostituzione dell’Esercito Italiano, dando la certezza agli anglo-americani della volontà di riscatto degli Italiani e della opportunità di averli al loro fianco nella liberazione dell’Italia.

Il Battaglione Alpino “Piemonte” comandato dal Maggiore Alberto Briatore era costituito da 3 compagnie Alpine, comandate rispettivamente dai Capitani Michele Saccà, Athos Silvestrini e Gaudenzio Campanella e da una Batteria di Artiglieria Alpina, comandata dal Capitano Giorgio Peraldo

Deve ritenersi un orgoglio per la nostra terra di Puglia, perché è stato concepito , dopo la catastrofe dell’8 Settembre 1943, alle Casermette di Bari, è cresciuto tra Alberobello e Nardò ed è maturato a Cisternino ( le tre compagnie Alpine) ed a Locorotondo la Batteria Alpina.

Tenente Colonnello Giovanni Battista Corvino