Giovanni Battista Corvino
 
   
 
 
   
   
   
   
Don nella zona di Rossoch-Pawloska
Nei primi di agosto con tradotte partimmo per la Russia raggiungendo Jsium sul fiume Donez, e dopo diverse marce percorrendo circa 300 Km. ci portammo sul fiume Don nella zona di Rossoch-Pawloska, dando il cambio agli ungheresi sul fiume Don.
Ero comandante di un plotone fucilieri della 277^ compagnia , vigilando ed avendo anche scontri con i Russi che stazionavano sull’altra sponda del Don, facemmo grossi lavori , sia per migliorare ed approfondire i camminamenti, sia per costruire dei bunker prevedendo di doversi difendere dai rigori dell’inverno.
Nel mese di dicembre iniziò la grande offensiva russa, che sfondo il fronte nell’ansa del Don, nel punto di congiunzione tra il Corpo d’Armata Alpino e le divisioni di fanteria con avanzamento di 30-40 Km. Per tamponare la falla, la Divisione Julia fu sostituita nel suo settore dalla Divisione di fanteria Vicenza e trasferita, con 4 marce notturne, percorrendo circa 100 Km., nel settore del cedimento al famoso quadrivio di Seleny Yar, che portava a Iwanowka-Deserowka. Il tutto avveniva con temperature glaciali, il campo di battaglia era totalmente allo scoperto ed il nostro equipaggiamento ed armamento era assolutamente non idoneo.
Il fronte si estendeva dalla quota 205,6 a nord-ovest di Deserowka alla palude gelata del fiume Tsechernaja Kalitwa. A rendere ancora più grave questa sfavorevole situazione tattica concorreva la mancanza di qualsiasi elemento di fortificazione campale, non una trincea, non un ricovero, non una postazione per le armi, non un metro di reticolato, non una mina, ma solo steli anneriti di girasole, neve gelida ammulinata da un vento tagliente, che ricopriva abbondantemente la terra nera indurita dal freddo, ed aveva riempito le “balke” le vallette ed i fossi. Ci trovammo a dover combattere contro due nemici, i Russi ed il gelo, fu una lotta terribile che richiese una somma enorme di sofferenze in una lotta dalla quale uscimmo decimati, ma vittoriosi, sulle posizioni affidateci per difenderle, il nemico, nonostante i reiterati tentativi non mise piede.
Gli attacchi giornalieri dei russi iniziavano verso le tre della notte e si protraevano per diverse ore, e nonostante le difficoltà e la insufficienza di mezzi a disposizioni per contrastare le forze russe, superiori in numero e meglio equipaggiate ed armate, alla fine venivano respinti con gravi perdite di vite umane. Tra i grossi combattimenti a quota 205,6 e 204,6 vanno particolarmente ricordati per la violenza e le numerose perdite subite ed inflitte quelli dal 22 al 28 dicembre. I combattimenti si protrassero sino alla fine di dicembre, quando i russi resisi conto che i loro attacchi non avrebbero avuto successo, decisero di tentare lo sfondamento al Sud, creando la famosa sacca, che provocò la grande ritirata conclusasi con la battaglia di Nicolajewka del 26 gennaio 1943, che permise ad una minima parte di sfuggire alla cattura. Io fui ferito in combattimento da pallottola il 28 dicembre a quota 205,6 e trasportato, con autoambulanza, all’Ospedale di Rossoch ed il giorno successivo a quello di Karkow, per poi rientrare con treno ospedale in Italia. Nell’azione nella quale fui ferito, per il mio comportamento fui proposto per la concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare, concessami, a causa dei noti eventi bellici, nell’anno 1952 di bronzo.
Tenente Colonnello Giovanni Battista Corvino