Giovanni Battista Corvino
 
   
 
 
   
   
   
   
Il dopo armistizio
La battaglia di El Alamein dell’ottobre 1942 e la successiva controffensiva russa dell’inverno 1942, crearono i presupposti del destino del 2° conflitto mondiale.

Lo sbarco degli anglo americani in Sicilia e la caduta del Fascismo, crearono la sfiducia negli italiani e grosse perplessità a coloro che erano impegnati per difendere la Patria. Nonostante tutto si riuscì a tenere ancora i reparti compatti, che continuarono compiere in pieno il doro dovere per la Patria.

L’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, giunto inaspettato, creò un grande caos. Non vi furono direttive o indicazioni, ognuno agì secondo lo stato contingente in cui si trovava, o obbedendo solo alla propria coscienza.

Io, appena ventunenne, che ero reduce della campagna di Russia, rientrato perché ferito in combattimento il 28 dicembre 1942, fui tra coloro che si ritrovarono in un reparto ( Btg. Val Cismon) ancora compatto, riuscimmo a raggiungere dall’alta Val , d’Isonzo Gorizia il giorno 11 settembre, ove il reparto, dopo aver evitato che gli slavi facessero saltare il ponte sul fiume Isonzo, si sciolse come neve al sole. Dopo qualche giorno di incertezza sul da farsi, rinunciando all’invito di essere aggregato a delle formazioni partigiane in formazione, solo perché non intendevo collegarmi con gli slavi, avuti come nemici sleali per alcuni mesi, e , per i quali certamente non nutrivo stima e simpatia, decisi di raggiungere il Sud.

Ad Ancona fui catturato dai tedeschi e rinchiuso nella Caserma Cialdini. Dopo 15 giorni di prigionia, venuto a conoscenza che sarei stato deportato in Germania, riuscii a sottrarmi evadendo. Continuando sempre il rischio di cadere in un rastrellamento, mi incamminai a piedi verso il Sud e riuscii ad attraversare le linee il 12 ottobre tra Guglionesi e Montenero di Bisaccia (Termoli).

Raggiunto Foggia mi presentai al Distretto Militare in San Severo e fui destinato prima a Bari, poi a Lecce con assegnazione a Presicce, ove erano radunati degli alpini sbandati.

Dopo qualche giorno venni richiesto da un reparto di alpini in formazione a Bari (Reparto Esplorante Alpino), al comando del Capitano Renato Maiorca. Il reparto fu trasferito ad Alberobello per iniziare il periodo di addestramento, successivamente raggiungemmo Nardò, ove, con altri alpini sbandati , si formò il Battaglione Alpini Piemonte al comando del Maggiore Alberto Briatore, che successivamente si trasferì a Cisternino per continuare il periodo di addestramento.

Fu un compito molto arduo quello di creare un reparto omogeneo, pronto, sia materialmente che moralmente, ad affrontare nuove avventure in guerra. Gli alpini erano del Nord, avevano i familiari al Nord e temevano di doversi fronteggiare, inoltre vi erano anche difficoltà per l’equipaggiamento, l’armamento e il vettovagliamento.

Io ero sottotenente e comandavo il 1° plotone fucilieri della 3^ compagnia, comandata dal Capitano Gaudenzio Campanella. L’impegno non fu vano, fu coronato nel marzo 1944. Il reparto fu incorporato nel 1° Raggruppamento Motorizzato, che aveva già operato, con poca fortuna, nel dicembre 1943 a Montelungo, per essere impiegato sul fronte italiano nell’alto Molise (Colli al Volturno, Scapoli,Castelnuovo), nell’azione della conquista di Monte Marrone (mt.1800), che incombeva nella valle del Volturno, che era una vera spina dello schieramento anglo americano.

L’azione fu ben preparata e ben eseguita, la vetta fu occupata il 31 marzo 1944, con stupore degli stessi anglo americani, senza spargimento di sangue. La notte di Pasqua del 10 aprile , i tedeschi tentarono un attacco per riappropriarsi della vetta, la lotta fu aspra e cruenta ed i Tedeschi lasciarono sul campo dei morti, dei feriti delle armi e delle munizioni.

Dopo tali prove gli anglo americani e francesi autorizzarono l’ampliamento dell’organico del 1° Raggruppamento Motorizzato, trasformandolo in Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), con l’inserimento dei paracadutisti della Nembo, con i battaglioni Bafile e San Marco della Marina di altre Unità.

A fine maggio il Btg. Alpini Piemonte ebbe l’ordine di ricacciare i tedeschi da Monte Mare e da Colle dell’Altare (io fui destinato a Colle dell’Altare), per proseguire per il Balzo della Cicogna e nella Valle del Canneto per raggiungere Opi (AQ). Il giorno successivo al raggiungimento del Balzo della Cicogna, ero in testa alla colonna sul sentiero che portava alla valle del Canneto e ci imbattemmo in un aspro combattimento con le retroguardie tedesche nei pressi del Santuario della Madonna del Canneto. Il giorno dopo mentre si tentava di proseguire per il sentiero nella valle per raggiungere Opi, dopo un altro durissimo scontro con i tedeschi , pervenne l’ordine di ripiegare ; ormai la strada per Roma era aperta ed a raccogliere gli allori dovevano essere gli anglo americani.

Trasferiti sul settore Adriatico, al CIL non fu più assegnata la singola azione, ma fu assegnato un settore del fronte alle dipendenze dell’’8^ Armata.

Grossi scontri vi furono sul fiume Musone, a Cingoli, a Filottrano, con tante perdite di paracadutisti della Nembo. Erano tutte azioni tendenti a far ritardare la conquista di Ancona. Il Battaglione Alpini Piemonte il 20 luglio 1944 entra in Jesi, dopo duri scontri il giorno precedente a S. Maria Nuova ed a Case Guglielmi, senza peraltro sparare un colpo di cannone sulla Città per non creare rovine. Raggiunta la linea Gotica i reparti italiani furono ritirati dal fronte, ormai la fiducia degli anglo americani e francesi, sull’esercito italiano era divenuta totale , i reparti furono ricostituiti ed ampliati con inserimenti di altre Unità, tra le quali il ricostituito Battaglione Alpini l’Aquila, trasformati in Gruppi da Combattimento, equipaggiati ed armati dagli stessi anglo americani , riaddestrati, ed impiegati nella primavera del 1945 sul fronte di Bologna, fino alla completa liberazione dell’Italia. Sul fronte di Bologna trovò la morte il comandante del battaglione l’Aquila, maggiore De Cobelli, decorato di Medaglia d’0ro al Valor Militare.

Come non ricordare il Serg. Magg. Falubba, caduto la notte di Pasqua, il tenente di Artiglieria Alpina Enrico Guerriera, Medaglia d’Oro caduto a Monte Mare, il sottotenente Remo Vieceli ferito gravemente nella Valle del Canneto ove fu anche ferito il caporale Toso, Il Serg. Magg. Zona e l’alpino Rovarey il primo ferito ed il secondo deceduto sul fiume Musone, l’alpino Nildo Giuliani, caduto tra Barbara ed Ostra Vetere,

e tanti altri che non mi sovvengono, ed il comandante del Battaglione Piemonte, Maggiore Alberto Briatore, il suo aiutante Maggiore, capitano Renato Maiorca, i capitani comandanti le compagnie, Saccà, Virgino Luperti, Silvestrini, Campanella e Barbieri .

Per quanto detto, è evidente che l’avvenuta ricostituzione dell’Esercito Italiano, ha avuto le sue basi, a seguito della fiducia riposta, dagli anglo americani e francesi, sui soldati italiani, per il valore, la capacità e la volontà dimostrata, ma principalmente per il comportamento ed i risultati ottenuti nelle azioni della conquista di Monte Marrone il 31 marzo 1944 e la sua difesa nella notte di Pasqua del 10 aprile 1944.

Il 2° Risorgimento Italiano ha avuto le sue origini a Monte Marrone e quel monumento eretto a Colle Rotondo, alla base di Monte Marrone, ne deve essere la testimonianza.
Tenente Colonnello Giovanni Battista Corvino