Giovanni Battista Corvino
 
   
 
 
   
   
   
   
La guerra di liberazione italiana
Dopo oltre tre anni di guerra, il Gran Consiglio del Fascismo, considerando che le vicende belliche non potevano più esserci favorevoli, gli anglo-americani erano sbarcati in Sicilia, votò la sfiducia a Benito Mussolini, causando la caduta del Fascismo.

Vittorio Emanuele III, Re d’Italia affidò l’incarico al Maresciallo d’ Italia Pietro Badoglio, che confermò la continuazione della guerra al fianco dei tedeschi, mentre ne trattava la resa.

L’annuncio dell’armistizio, dato nel tardi pomeriggio dell‘ 8 settembre , inaspettato ed improvviso ,creò un gran disorientamento in tutti gli italiani, in particolare in coloro che vestivano una divisa militare, sia sul suolo Italiano che in quello straniero.

La mancanza assoluta di ordini, la sorpresa, l’incertezza ed i diversi modi di pensare portarono l’Italia ad essere divisa in due tronconi : il Sud con le truppe anglo-americane che avanzavano ed il Nord nelle mani delle truppe Germaniche.

Il Re d’Italia con Badoglio ed il Governo aveva abbandonato Roma e si era trasferito a Brindisi.

Con l’avvicinarsi dell’inverno la linea di divisione dei due tronconi dal Tirreno all’Adriatico passava per Cassino, per la base di Monte Marrone, per raggiungere l’Adriatico a Sud di Ortona a Mare.

Le Autorità Italiane iniziarono l’opera di ricostituzione dei reparti Militari in Puglia, facendo intendere alle autorità anglo-americane la volontà degli Italiani di riscatto , volendo partecipare attivamente , per dare un valido contributo, alla liberazione del suolo Italiano, anche se già dalla sera dell’ 8 settembre gli Italiani avevano dato prova di questa volontà, infatti dobbiamo ricordare la difesa di Roma da parte dei Granatieri di Sardegna nei giorni dall’8 al 12 settembre 1943.

Gli anglo-americani avrebbero gradito solo la partecipazione nelle retrovie e nei servizi, ma tra tanta diffidenza ed immani difficoltà, fu costituito il 1° Ragguppamento Motorizzato ed impiegato l’ 8 dicembre 1943 nella Battaglia di Montelungo.

Fu un’ azione sfortunata, perché nonostante il rifulgere del valore del soldato italiano ed il notevole contributo di sangue di giovani vite umane, molti giovani allievi ufficiali dei bersaglieri, non ci fu il coronamento con un chiaro successo.
Ciò naturalmente non favorì il proseguimento, Il Generale Dapino lasciò il Comando del 1° Raggruppamento Motorizzato al generale UTILI, che dovette impegnarsi fino all’inverosimile per ottenere ancora la possibilità di dimostrare quanta volontà, capacità e spirito di sacrificio albergava negli animi degli italiani per contribuire alla liberazione del proprio Paese.

Intanto in Puglia si era costituita una piccola unità di alpini denominata “Reparto Esplorante Alpino”, poi ampliata e denominata Battaglione Alpini “ Piemonte”.

Il Battaglione fu così denominato perché il Comandante, Maggiore Alberto Briatore, era piemontese e la maggior parte degli alpini provenivano dalla Divisione Taurinense, costituita per la maggior parte da piemontesi, che prima dell‘ 8 settembre operava nei Balcani. Del Battaglione facevano parte anche alpini di altre regioni d’Italia, con una larga rappresentanza di Molisani.

Ricordo l’allora Capitano Gaudenzio Campanella di Boiano, comandante della 3^ compagnia della quale io facevo parte, il Tenente Raffaele De Filippis di Roccomandolfi reduce , come chi vi parla, della campagna di Russia, il Tenente Giacomo Licursi di Portocannone, il Sottotenente Medico Augusto Giammiro di Ururi, il Sottotenente Elio Moffa, il Tenente Attilio Saulino ed altri dei quali non mi sovvengono i nomi.

Trascorsero alcuni mesi prima che gli anglo-americani consentissero agli italiani la possibilità di un nuovo inserimento. L’ azione assegnata fu l’occupazione di Monte Marrone, (mt. 1.800 ), che incombeva con le sue pareti calcaree, verticali ed impervie, ritenute inaccessibili dal lato sud, sia dai tedeschi che dagli anglo-americani, sulla grande unica via di collegamento tra la 5^ armata USA dislocata sul fronte Tirrenico e l’ 8^ Britannica dislocata sul fronte Adriatico.

Era un importante osservatorio di tutta la valle del Volturno. Più volte gli anglo-americani avevano tentato l’occupazione con manovre sui fianchi, ma sempre inutilmente, perché erano stati respinti.

L’azione ben preparata, fu affidata agli alpini del Battaglione “Piemonte”, qui portati dalla Puglia e fu eseguita frontalmente in modo perfetto la notte del 31 marzo 1944, raggiungendo la vetta attraverso gli impervi canaloni, inghiaiati ed innevati, e le pareti rocciose. Vi parteciparono le 3 compagnie del Battaglione, ognuna con il plotone esploratori ed un plotone fucilieri rinforzato.

La 1^ compagnia attaccò la parte centrale , la 2^ a sinistra guardando e la 3^ a destra. Il plotone fucilieri della 3^ compagnia lo comandava chi vi sta parlando. Non vi fu spargimento di sangue in quanto in quel momento la vetta non era presidiata . Notevole fu anche il contributo dato, per la riuscita dell’operazione, dagli Arditi del Colonnello Boschetti e dai Bersaglieri del Colonnello Fucci.

Siccome Monte Marrone dal versante Sud di Castelnuovo era ritenuto inaccessibile, i tedeschi, che stazionavano su Monte Mare e Colle dell’Altare non se ne avvidero dell’occupazione. Il giorno successivo una pattuglia di sciatori, come loro consuetudine , ignara di quanto era avvenuto, si diresse con tranquillità da Monte Mare su Monte Marrone, per controllare la vallata, ma trovò gli alpini che l’attendevano e la annientarono.

Gran risalto fu dato dagli alleati all’operazione, che era ritenuta quasi impossibile ed il l oro stupore divenne ammirazione la notte di Pasqua del 1944, quando i tedeschi, non accettando lo smacco subito, per aver perso il controllo di un punto strategico, che non giustificava più la loro presenza su Monte Mare e Colle dell’Altare, perché non potevano più nuocere, decisero di sferrare un attacco con truppe, specializzate nella guerra in montagna, preponderanti per riconquistare la vetta.

L’attacco fu sferrato la notte di Pasqua (10 aprile) sulle posizioni della 1^ Compagnia, la situazione per noi divenne disperata, il combattimento fu aspro e cruento, i tedeschi avevavo raggiunte le nostre postazioni, ma l’ordine di far intervenire gli uomini della 3^ compagnia che operava sul lato destro fu determinante.
L’attacco fu respinto, i tedeschi ripiegarono lasciando sul terreno uomini ed armi.

Il generale UTILI in un ordine del giorno che stigmatizzava l’operazione disse : “Ragazzi in piedi perchè questa è l’aurora di un giorno migliore”

Gli anglo-americani, dopo tali prove ebbero la certezza della solidità e della validità della collaborazione operativa attiva, per cui accordarono fiducia e consentirono l’ aumento del contingente operativo italiano.

Il 1° Raggruppamento Motorizzato fu trasformato in C.I.L. (Corpo Italiano di Liberazione) . La partecipazione italiana non fu più episodica ma costante e a largo respiro.

A fine maggio del 1944, dopo un’azione vittoriosa che, partita da Monte Marrone e Colle dell’Altare, passando per Monte Mare e Balzo della Cicogna, raggiunse la Madonna del Canneto e attraverso la Valle del Canneto, sotto Monte Petroso, portava ad Opi, che con la caduta di Cassino apriva la strada per raggiungere Roma, che doveva essere liberata dagli anglo-americani, il CIL venne trasferito sul settore Adriatico alle dipendenze della 8^ armata britannica.

Al C.I.L. forte di 15.000 uomini, con l’inserimento dei paracadutisti della Nembo e dei due Battaglioni di Marinai : Il Bafile del il Grado, fu assegnato un ampio settore per proseguire l’avanzata da Ortona a Mare fino alla linea Gotica, attraverso Orsogna, Guardiagrele, Chieti, l’Aquila, Ascoli Piceno, Filottrano, Cingoli ,Jesi, Pesaro, Urbino, trovando notevoli resistenze sul fiume Musone, a Filottrano e sul fiume Esino, tutte resistenze tendenti a ritardare la caduta di Ancona. Il 20 Luglio 1944 il Battaglione Alpini Piemonte entrò in Jesi.

Con la sosta invernale le truppe italiane furono ritirate dal fronte, ricostituite e trasformate in Gruppi da Combattimento, con ulteriori aumenti dei contingenti operativi, attrezzate con vestiario ed armamento alleato ed impiegate nella primavera del 1945 sul fronte dalla linea Gotica fino alla completa liberazione dell’Italia. Altre pagine di storia e di gloria furono scritte lungo il periodo dell’avanzata da Ortona a Mare al Nord, con altro sangue versato ed altri caduti.

Nonostante i rovesci, le amarezze, gli avvenimenti poco chiari, le perplessità e le difficoltà, il ricordo dei tanti caduti lasciati sui campi di battaglia della Francia, della Grecia dell’Africa dei Balcani e della steppa Russa, un sentimento era rimasto integro in noi che ci univa e ci affratellava . “L’amore per la nostra Patria, l’amore per il nostro Tricolore”.

Il contributo dato dalle Forze Armate Regolari (Esercito, Marina e Aeronautica), unitamente a quello delle formazioni Partigiane, operanti nell’Italia occupata dalla truppe Germaniche, ha avuto un notevole peso nella valutazione a fine guerra; la nostra Patria aveva finalmente riconquistato il suo prestigio di fronte agli anglo-americani ed al mondo intero.

Non a caso il periodo storico della Resistenza (settembre 1943 - aprile 1945) sulla cui Resistenza è stata fondata la nostra Repubblica, libera e democratica, è stato definito il 2° Risorgimento Italiano.

Da questa Terra, da queste balze è iniziata la ricostituzione delle Forze Armate Italiane , con una collaborazione attiva operativa con gli alleati, e Voi Molisani ne dovete essere fieri.

Tenente Colonnello Giovanni Battista Corvino