Giovanni Battista Corvino
 
   
 
 
   
   
   
   
QUADRO ILLUSTRATIVO DEL 2° CONFLITTO MONDIALE IN ITALIA
A conflitto già in corso tra la Germania nazista di Hitler, contro la Francia e l’Inghilterra, l’Italia il 10 giugno 1940 entrò in guerra al fianco della Germania .

Viene invasa la Francia e si apre il conflitto nell’Africa Settentrionale. Dopo i primi successi dell’Asse, si apre un altro teatro di guerra negli stati Balcanici.

Dopo alterne fortune nel 1941, termina il conflitto negli stati balcanici con la vittoria dell’Asse, mentre si estende il conflitto sempre in Africa nelle colonie italiane (Etiopia-Eritrea-Somalia)

Si apre intanto altro conflitto sul fronte Russo,(operazione Barbarossa), con partecipazione Italiana, con notevoli successi nell’anno 1941, raggiungendo le rive del fiume Don, non molto distante da Mosca.

Sul fronte dell’Africa Settentrionale si registrano notevoli successi dell’Asse e nel luglio 1942, il generale Rommel, chiamato la Volpe del deserto, viene incaricato di tentare l’affondo per occupare Alessandria d’Egitto e quindi raggiungere il canale di Suez, per tagliare ogni via di rifornimento agli avversari. L’attacco, non ebbe successo, fu respinto, nella battaglia di El Alamein.
Al fianco degli anglo-francesi scendono in guerra gli Stati Uniti d’America e nell’ottobre del 1942 sono gli anglo-americani ad attaccare sul fronte africano con successo, sempre nella battaglia di El Alamein.

Nel dicembre 1942 viene sferrata l’offensiva sul fronte russo, con la nota tragica ritirata, favorita anche dal generale inverno.

Questi due insuccessi determinarono l’esito del conflitto. Nel 1943 gli anglo-americani sbarcano in Sicilia.

Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo, valutata la situazione, toglie la fiducia a Benito Mussolini. Il Re d’Italia Vittorio Emanuele III affida l’incarico di capo del governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, il quale comunica che la guerra continuava al fianco degli alleati tedeschi.

Benito Mussolini viene trasportato in esilio sul Gran Sasso d’Italia, mentre Badoglio tratta la resa con gli anglo-americani, che inaspettatamente viene annunciata la sera dell’8 settembre 1943, senza che i vari comandi delle Unità Militari avessero disposizioni sul come comportarsi.

Inaspettatamente nella sera dell’8 settembre, via radio, viene annunciato l’armistizio, senza che ai vari comandi delle Unità Militare fossero state impartite disposizione sul come comportarsi.

Già provati da quanto verificatosi il 25 luglio si creò un grande caos, ognuno doveva decidere da solo, alcuni reparti si sciolsero come neve al sole, altri ritennero di dover opporre resistenza ai tedeschi ( vedi divisione Acqui a Cefalonia), altri si trasformarono in gruppi, chi tendente a rientrare alle proprie case, chi a creare dei centri di resistenza sia in Italia che in terra straniera.
In terra straniera vi erano dislocati oltre 600.000 italiani, che a causa della assoluta mancanza di ordini furono catturati dai tedeschi e trasportati in vagoni piombati in Germania, nei campi di concentramenti (Lager), campi di sofferenza e di sterminio. Costoro non potendo essere considerati prigionieri di guerra, perché l’Italia e la Germania non erano stati belligeranti, furono da Hitler definiti IMI (Internati Militari Italiani).

A Roma si verificarono già la sera dell’8 settembre scontri militari con i tedeschi, ricordiamo i Granatieri di Sardegna a Porta S.Paolo, tendenti a consentire al Re d’Italia, a Pietro Badoglio, allo Stato Maggiore ed a Governo di scappare da Roma, imbarcarsi ad Ortona a Mare e raggiungere Brindisi, dopo prese sede il Governo dell’Italia. Intanto cominciavano a crearsi, per sfuggire alla cattura dei tedeschi, i primi nuclei armati di partigiani, nelle zone presidiate dai tedeschi.

Benito Mussolini fu liberato dai tedeschi e portato in Germania.
Il 23 settembre ritornò in Italia formando un nuovo governo per la Repubblica di Salò.

Solo il 12 settembre da Brindisi Badoglio, via radio, comunicava agli italiani di attendere i liberatori. Il 13 ottobre il Governo italiano dichiarò guerra alla Germania.

Dai campi di concentramento in Germania, con azioni propagandistiche veniva posto l’aut-aut, collaborazione e restare nei lager. Coloro che scelsero la collaborazione furono rientrati in Italia ed entrarono a far parte delle Forze Armate Repubblicane, gli altri rimasero nei campi di concentramento ed utilizzati per vari lavori, coloro che si ribellavano venivano trasferiti nei lager di sterminio (Buchenwald, Mauthausen, Auschwitz, Dora, Dachau) provvisti anche di forni crematori.

Al Sud il governo Badoglio per dimostrare la volontà di riscatto degli italiani chiese agli anglo-americani la possibilità di collaborare con la partecipazione attiva al conflitto per la liberazione del suolo italiano.

Ci fu molta diffidenza, incredulità e poca fiducia, ma dopo lunghe trattative fu autorizzata la costituzione del 1° Raggruppamento Motorizzato al comando del generale Dapino, costituto da circa 5.000 uomini (67° reggimento di Fanteria, 11° Regg. artiglieria ed il battaglione allievi ufficiali dei Bersaglieri “Curtatona e Montara”.
La suddetta unità, eterogenea, non preparata materialmente e moralmente, in modo affrettato fu impiegata l’8 dicembre nella battaglia di Montelungo in una azione mal preparata e peggio eseguita.
Comunque grande fu l’impegno, tanti furono i caduti, i feriti ed i dispersi., ovviamente i risultati non furono incoraggianti e soddisfacenti, anche se l’azione fu ripetuta il 16 settembre riuscì ad allontanare i tedeschi.
Quanto accaduto non favorì il proseguimento della collaborazione attiva, gli anglo-americani avrebbero gradito solo la collaborazione nelle retrovie, il generale Dapino fu sostituito al comando del 1° Raggruppamento Motorizzato dal generale Umberto UTILI. L’Italia era divisa in due tronconi quello del Sud nelle mani degli anglo-americani ed il Centro-Nord nelle mani delle truppe tedesche e della Repubblica di Salò.

La linea di demarcazione dei due tronconi, partendo dal Tirreno, passava da Anzio a Cassino, alle Mainarde fino a Sud di Ortona a Mare. La zona delle Mainarde nella quale operava l’8^ Armata USA, era una zona montagnosa ove si ergeva Monte Marrone, alto mt. 1800, che dominava tutta la valle del Volturno. Era un formidabile osservatorio per tutta la vallata, il versante Sud della montagna aveva pareti calcare, verticali ed impervie, venate di neve nei ripidi canaloni per cui era ritenuto inattaccabile sia da parte degli anglo-americani, che dai tedeschi, tanto, che per tale certezza, i tedeschi avevano sistemate le loro artiglierie a Nord di Monte Marrone, su Monte Mare, altezza mt. 2000, utilizzando l’invulnerabilità di Monte Marrone, accessibile dalla parte del versante Nord, solo come osservatorio, sulla via di collegamento tra la 5^ Armata USA sul fronte Tirrenico e l’8^ Armata inglese sul fronte Adriatico. Più volte gli uomini della 5^ Armata avevano tentata l’occupazione con manovre sui fianchi, ma erano stati sempre respinti.

In Puglia si era riusciti a costituire un Battaglione di Alpini ed artiglieri Alpini denominato “Battaglione Piemonte” considerato che la maggior parte degli alpini provenivano dalla Divisione Taurinense (quindi piemontesi), che nel 1943 presidiava negli stati balcanici. Con tanta buona volontà, dedizione e tantissimi sforzi ed accorgimenti era diventato un vero reparto organico.

Il generale Utili instancabile nel richiedere di essere impiegato nella collaborazione attiva, considerato che gli uomini della 5^ Armata non riuscivano ad aver ragione di questo osservatorio, che tanti problemi a loro arrecava, facendo presente che aveva a disposizione un reparto idoneo ad operare in montagna chiese l’assegnazione dell’azione dell’occupazione di Monte Marrone. Con molto scetticismo il compito fu assegnato. Nel marzo 1944 il battaglione Piemonte di stanza a Cisternino ( Brindisi) entrò a far parte del 1° Raggruppamento Motorizzato, unitamente al IX Reparto di Assolto del Colonnello Boschetti e fu trasferito nella zona delle Mainarde ( Colli al Volturno- Castelnuovo al Volturno) e la notte del 31 marzo la vetta fu conquistata con un’azione ben preparata e ben eseguita frontalmente, e, attraverso i canaloni inghiaiati e sull’alto innevati la vetta fu conquistata, senza che i tedeschi se ne avvedessero. All’azione per la conquista di Monte Marrone parteciparono le 3 compagnie, ognuna con il plotone esploratori ed un plotone fuciliere e mitraglieri. La 1^ compagnia del capitano Saccà, nella parte centrale, la 2^ compagnia del capitano Silvestrini sulla sinistra e la 3^ compagnia del capitano Campanella sul lato destro.
No va dimenticato l’apporto dato, sia nella preparazione che nel fiancheggiamento dell’azione dai Bersaglieri ed in particolare dal Reparto d’Assalto del colonnello Boschetti.

La conquista di Monte Marrone destò l’ammirazione degli anglo-americani. I tedeschi il giorno successivo, con la solita pattuglia di sciatori si accingeva affacciarsi da Monte Marrone per scrutare ed eventualmente fornire dati ai loro comandi, ma trovarono gli alpini che l’annientarono. Ritenuto inutile la loro permanenza su Monte Mare, non avendo possibilità di osservazione, la notte di Pasqua (9 aprile), giornata piovosa, con truppe specializzate per la guerra in montagna attaccarono Monte Marrone. Il violento attacco, sferrato anche con forze preponderanti, per riappropriasi della vetta , fu respinto dagli alpini in un violentissimo attacco che procurò la morte del Serg. Maggiore Falubba ed alcuni feriti, mentre le perdite tedesche furono numerose e furono catturate diverse armi.

Per una maggiore e migliore difesa della vetta, gli artiglieri alpini, portarono a spalla , lungo i canaloni, un pezzo di artiglieria alpina il 75/13, composto da tre pezzi: testata, canna ed affusto del peso di oltre 100 Kg ognuno. Il pezzo di artiglieria sarebbe servito per sparare a zero in caso di nuovi attacchi tedeschi.

Per quanto avvenuto, l’ammirazione degli anglo-americani si trasformò in stupore, tanto che il generale UTILI in un comunicato disse “Ragazzi in piedi, questa è l’aurora di un giorno migliore”, infatti gli anglo-americani dalla diffidenza in origine, consentirono l’ampliamento degli organici trasformando il 1° Raggruppamento Motorizzato in CIL (Corpo Italiano di Liberazione) , portandolo 15.000 uomini, con l’inserimento dei Paracadutisti della Divisione “Nembo” deil Battaglione Alpini “Monte Granero”, rientrati dalla Sardegna, del 68° Reggimento Fanteria e dei Battaglioni della Marina Militare Italiana “Grado” e “Bafile”

Dopo tali risultati, che ebbero grande risonanza, Monte Marrone divenne meta di continue visite da parte degli anglo-americani, dei francesi e dei polacchi.
Nella prima decade di maggio al battaglione Piemonte, sulla vetta di Monte Marrone subentrarono i bersaglieri del colonnello Fucci, che tentarono un’azione per la conquista di Monte Mare . La immediata reazione delle truppe tedesche fece fallire l’azione, nella quale si erano inseriti alcuni alpini, tra questi il tenente di artiglieria alpina Enrico Guerriera che nell’attacco fu colpito da proiettili e cadde da eroe, tanto che gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
A fine maggio con azione combinata, 1^ e 2^ compagnia su Monte Mare e 3^ compagnia su Colle dell’Altare iniziò l’avanzata che avrebbe dovuto portarci attraverso la Valle del Canneto ad Opi.

Il 28 maggio furono occupati Monte Marrone e Colle dell’Altare, la notte fu trascorsa al Balzo della Cicogna ed al mattino successivo si prosegui su un piccolo sentiero per raggiungere la valle del Canneto, ove nei pressi del Santuario della Madonna del Canneto vi fu uno scontro a fuoco con truppe tedesche in ritirata. La 3^ compagnia accusò diversi feriti fra i quali il più grave il Sottotenente Remo Vieceli di Feltre Il giorno successivo 30 maggio proseguimmo sull’angusto sentiero che portava ad Opi, data la folta vegetazione non era possibile avere collegamenti radio con il resto del reparto che operava lateralmente su Monte Petroso. Mentre eravamo in avanzata con alterni scontri con truppe tedesche in ritirata ci raggiunse l’ordine di ripiegare . Il CIL veniva ritirato dal fronte, trasferito alle dipendenze dell’8^ Armata inglese sul settore Adriatico. Ormai era caduta Cassino e la strada per Roma era aperta.
Autocarrati fummo trasferiti a S. Vito Chietino alle dipendenze dell’8^ Armata.
Ormai era stata acquisita per intero la fiducia dell’apporto delle truppe italiane, il CIL non fu più impiegato per la singola e determinata azione, ma sul settore Adriatico gli fu assegnato un intero settore.
Dopo qualche giorno iniziò l’avanzata ed attraverso Orsogna, Guardiagrele, Torre dei Passeri, attraversando il fiume Pescara a guado, Chieti il 22 giugno entrammo ad Aquila.
Nei giorni successivi si proseguì per Acquasanta, Arquata del Tronto, Tolentino, Ascoli Piceno, trovando anche notevoli resistenze sul fiume Musone, a Filottrano, a Cingoli, tutte resistenze tendenti a ritardare la caduta di Ancona, il 20 luglio il battaglione Piemonte, dopo aspri scontri la sera e la notte precedente alle case Guglielmi, attraversando il fiume Esino a guado entra a Jesi, senza sparare un colpo di cannone per non arrecare danni alla Città.
Dopo Jesi l’avanzata proseguì verso S. Marcello Belvedere, Ostra Vetere Barbara fino alla porte di Pesaro. Ormai gli anglo-americani avevano deciso di fermarsi alla linea Gotica, per trascorrere l’inverno e riprendere l’avanzata nella primavera successiva.
Il CIL fu ritirato dal fronte , fu autorizzato l’aumento dell’organicodel contingente italiano e trasformato in Gruppi da Combattimenti. Fino alla linea gotica l’armamento e l’equipaggiamento era quello solito italiano, mentre i costituiti Gruppi da Combattimento furono dotati di armamento ed equipaggiamento alleato. Dopo l’addestramento nella primavera dell’anno 1945 i contingenti furono reimpiegati nel settore di Bologna, proseguendo la collaborazione, fino al termine del conflitto (25 aprile 1945)

Questi uomini, figli del laborioso popolo italiano, hanno dimostrato come è possibile, con la capacità dei comandanti e con l’onesta dei gregari, scevri da qualsiasi interesse personale, rifare la Patria a prezzo di sacrificio ed a prezzo di sangue.
Purtroppo alla fine grandi meriti sono stati attribuiti alle forze partigiane, ignorando coloro che hanno continuato a combattere inquadrati in truppe regolari, portando sulla giacca le stellette, molti dei quali avevano già le loro case libere, dimostrando come si ama e si onora la Patria..

Tenente Colonnello Giovanni Battista Corvino